Validato

PERPLESSITA’ SUL NUOVO STADIO DEL PESCARA

Domenico Ardito -

standard June 2, 2018, 11:01 a.m.

Descrizione del progetto monitorato

Le previsioni del nuovo Stadio del Pescara dicono che sarà pronto tra il 2020 e il 2021, conterà 20.700 posti a sedere e si svilupperà su una piazza coperta, con 1600 parcheggi suddivisi su 4mila metri quadrati. Sono alcuni dei numeri del Pescara Arena, nome provvisorio del nuovo stadio della città di Pescara. A completare l’opera, un’imponente mole di infrastrutture: tra queste, 20mila metri quadrati di spazi commerciali e nuova fermata ferroviaria dedicata allo stadio del Pescara. Il progetto costerà oltre 100 milioni di euro, ai quali hanno dato il proprio contributo solo investitori privati, tra i quali i 70 milioni stanziati dalla società Proger. Dal 2021 tutte le strutture in Italia dovranno fare i conti con le norme UEFA che diventeranno cogenti. E’ questa la principale leva che ha spronato il Pescara Calcio a farsi promotore di un nuovo stadio sviluppato con Proger e con l’architettura di Giovanni Vaccarini. Se inizialmente la società sportiva pensava di poter adeguare lo stadio Adriatico disegnato da Luigi Piccinato a fine anni ‘50, in ragione dei vincoli della sovrintendenza sullo stadio e la pista d’atletica, si è optato per una nuova strutture a un chilometro da quella esistente.

Giudizio sintetico
Procede con difficoltà
Stato di avanzamento del progetto sulla base delle informazioni raccolte
Il progetto è stato ufficializzato lo scorso 25 Ottobre 2017. Non poche sono state le perplessità in merito alla scelta localizzativa: le aree limitrofe alla riserva naturale della pineta dannunziana. Realizzare una struttura  complessa come un nuovo stadio da calcio secondo i parametri UEFA ( uno stadio che contiene oltre la destinazione d’uso sportiva con annessi parcheggi,altre funzioni private come quelle commerciali) in un’area così delicata come quella adiacente la pineta dannunziana, pare una decisione non in linea rispetto ad alcuni principi che si pensi siano oramai acquisiti non solo dalla comunità scientifica, ma più in generale dalla società civile.
Risultato del progetto (se il progetto è concluso, quali risultati ha avuto?)

 Alla luce delle riflessioni svolte sorge spontanea una domanda: esistono soluzioni localizzative alternative a quella individuata per realizzare il nuovo stadio di calcio di Pescara? Si è fatta un’analisi comparativa approfondita di tutte le possibili opzioni di area vasta, non limitandosi ai soli confini amministrativi, ma estendendo la verifica ai comuni adiacenti, che costituiscono oramai un tutt’uno urbano con Pescara? Si è tenuto conto, oltre che degli aspetti tecnico-funzionali imposti dalla UEFA, anche delle questioni ambientali che abbiamo sollevato? Si sarebbe potuto soppesare vantaggi e svantaggi delle diverse soluzioni localizzative, e arrivare ad una conclusione consapevole, e non ritrovarsi ancora una volta a schierarci a favore o contro una scelta che evidentemente è già stata assunta.

Punti di forza (cosa ti è piaciuto del progetto monitorato?)
Il progetto prevede uno stadio avveniristico, con un campo di calcio con 21mila posti a sedere senza la pista di atletica, come i moderni impianti inglesi. Una piastra commerciale con negozi, bar e un ristorante, cosparsi su 20mila metri quadrati. Parcheggi pubblici a disposizione dei tifosi con mille posti auto, utilizzabile anche quando non si svolgeranno le partite, e nuova fermata ferroviaria dedicata al nuovo stadio di Pescara.
Debolezze (difficoltà riscontrate nell'attuazione/realizzazione del progetto monitorato?)

Il nuovo impianto, secondo il progetto, dovrebbe sorgere a sud della città a ridosso della Riserva Dannunziana, nell’area dove la collina si collega con la pineta e che avrebbe necessità di riqualificazione e drenaggio delle acque meteoriche e non di certo della realizzazione di una barriera d’asfalto che il nuovo stadio, con gli annessi centri commerciali e parcheggi, promette di essere. Ubicazione adiacente, inoltre, alla discussa area del Fosso Vallelunga, tristemente nota per la presenza costante di allagamenti post pioggia. Proprio sotto la Pineta Dannunziana c’è una falda acquifera di notevoli dimensioni e l’area del Parco è stata a lungo chiusa a causa del sollevamento della falda, in conseguenza delle piogge, che ha causato lo smottamento del terreno e l’inclinazione e la caduta di alcuni esemplari di alberi. 

Rischi futuri per il progetto monitorato
I rischi futuri per il progetto monitorato sono strettamente legati al futuro dello Stadio Adriatico - Cornacchia, si pensa infatti che l'impianto debba continuare a vivere e non debba essere abbandonato, magari con altre funzioni oltre che per il calcio. L'assessore Giuliano Diodati avvierà nel futuro prossimo un planning economico, proponendo un bando per individuare privati interessati alla gestione dello stadio e al suo rilancio. Sullo Stadio Adriatico di Pescara grava anche la questione del vincolo architettonico, in particolare alle colonne di Piccinato e alla pista di atletica. Si lavorerà su alcune opzioni che prevedano non interventi radicali, ma mirati su strutture che la Soprintendenza non ritiene indispensabili, ad esempio anche alla copertura della stadio.
Soluzioni ed idee da proporre per il progetto monitorato

Riguardo alla nuova struttura, si potrebbe considerare un’altra area di intervento. Riguardo alla già esistente struttura si potrà in futuro avviare uno studio per trasformare l'impianto ora solo per il calcio e per l'atletica, anche in una struttura in grado di ospitare concerti e manifestazioni di livello internazionale, gestendo nel modo migliore lo spazio adibito ai parcheggi e soprattutto ai collegamenti dei trasporti pubblici.

Come hai raccolto le informazioni
visita diretta
Come hai raccolto le informazioni
Intervista con altre tipologie di persone
Come hai raccolto le informazioni
Intervista con responsabili del progetto
Come hai raccolto le informazioni
Raccolta di informazioni via web
Chi è stato intervistato? Che ruolo ha la persona nel progetto? (es. gestore, funzionario comunale, cittadino informato….)

Le persona intervistate sono:

Giovanni Vaccarini, Progettista, Pescara.

Piero Rovigatti, professore associato di Urbanistica, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Chieti – Pescara;

Paolo Fusero, Direttore del Dipartimento di Architettura,  Università G. d’Annunzio di Chieti – Pescara;

Link alle fonti utilizzate per il report
http://www.paolofusero.it/perplessita-sul-stadio-pescara/
Link alle fonti utilizzate per il report
http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1817084&page=5
Domande agli intervistati

Al progettista Giovanni Vaccarini è stato chiesto di esporre il proprio progetto.

Al professore associato di Urbanistica del Dipartimento di Architettura, Piero Rovigatti è stato chiesto di discutere degli eventuali punti di forza e criticità sull’area scelta dal Comune di Pescara per localizzare il nuovo stadio di calcio.

Al Direttore del Dipartimento di Architettura, Paolo Fusero è stato chiesto di discutere degli eventuali punti di forza e criticità sull’area scelta dal Comune di Pescara per localizzare il nuovo stadio di calcio.

Risposte degli intervistati

Intervista a Giovanni Vaccarini

“Sarà uno stadio verde. La pineta dannunziana – spiega - non sarà toccata, ma ampliata e protetta. Sarà modificata la viabilità e creata una connessione con l’infrastruttura verde, fino al mare,pensando ad uno stadio come pezzo di territorio e non solo come macchina sportiva”.“Lo stadio che abbiamo pensato”- continua - "sarà fruibile a tutti. Non è solo l’occasione per affidare ai tifosi un impianto più sicuro, confortevole e con migliore visibilità, in linea con le nuove regole dell’Uefa e con le esperienze più recenti dei migliori club calcistici, ma anche un’importante opportunità di sviluppo per la città e la regione". "Questo nuovo impianto è l’espressione di una squadra che guarda al futuro". La realizzazione di un nuovo stadio, sarà l’occasione per la riqualificazione urbanistica di una parte della città". "I costi - conclude - verranno totalmente ricoperti da terzi privati".

Intervista a Piero Rovigatti

“Si tratta in realtà di un’opera promossa da un soggetto privato – spiega Rovigatti -  la società calcio del Pescara, supportato da un gruppo di portatori di interesse locale, proprietari o recenti acquirenti delle aree private, attualmente libere da costruzioni, e destinate ad uso agricolo, su cui dovrebbe sorgere il nuovo stadio - con qualche debole e discutibile connessione con un Piano strategico - di nessuna valenza giuridica - promosso dall’attuale amministrazione comunale.”

“Il progetto – replica - ha prodotto comunque reazioni da parte di molte associazioni ambientaliste e di difesa dei beni comuni urbani (WWF, Italia Nostra, FIAB) e la reazione di vasti settori della comunità scientifica e accademica. Lo stesso Dipartimento di Architettura, in seno all’Università degli Studi di Chieti e Pescara, di cui faccio parte, che pure ha contribuito a definire la Visione Guida presa a riferimento dall’attuale amministrazione comunale per i suoi legittimi atti di programmazione urbanistica e di opere pubbliche, non riconosce, a grande maggioranza dei suoi membri, la localizzazione di tale nuova e fortemente impattante infrastruttura privata - peraltro connessa ad un programma edilizio di nuovi spazi commerciali, terziari e residenziali - come coerente ad una visione di nuovo assetto della città improntata al contenimento del consumo di suolo, alla salvaguardia dei paesaggi agrari e alla costruzione partecipata delle scelte più rilevanti di riassetto urbanistico.”

“Al di là della qualità formale del progetto presentato, difficile da analizzare in relazione alla pochezza e alla evanescenza degli elaborati presentati e disponibili – dice - occorre ancora sottolineare che la proposta del nuovo stadio - perché di questo si tratta, di una proposta, poco più - è in palese variante al Piano Regolatore Generale, ed è - per fortuna - ancora molto distante dal farsi opera pubblica, anche in ragione di tale condizione procedurale.”

In conclusione afferma “Si tratta, di un caso emblematico di come una pubblica amministrazione italiana sta conducendo - in modo quanto meno discutibile - una partita urbanistica che mette in gioco vistosi interessi privati - valorizzazione di rendite urbane su suoli oggi agricoli - in ragione di opinabili interessi collettivi.”


Intervista a Paolo Fusero

 

“Le ragioni delle nostre perplessità si possono riassumere in quattro punti che riguardano altrettanti paradigmi delle nostre discipline scientifiche, in primo luogo il Consumo di suolo zero. La comunità accademica internazionale è oramai unanime nel condividere una posizione rigorosa nei confronti del consumo di suolo: evitare trasformazioni urbane che determinino l’irreversibile trasformazione dei suoli agricoli periurbani in aree edificabili.

 La Rigenerazione urbana - aggiunge - È un concetto che va di pari passo con quello di consumo di suolo zero e significa il recupero e la riqualificazione di parti di città degradate, aree che hanno perduto la loro funzione originaria, o lotti interclusi interni agli agglomerati urbani, attraverso interventi di sostituzione che limitino il consumo di territorio, salvaguardando gli aspetti ambientali e paesaggistici. In altre parole significa sfruttare le occasioni di trasformazione urbana, non per aprire nuovi fronti urbani espandendo la città oltre i suoi confini, ma per riqualificarla al proprio interno, conferendo nuova identità urbana e valore ambientale a quartieri esistenti degradati”

Aspetti paesaggistici e ambientali. Il termine paesaggio negli ultimi decenni si è evoluto da un’accezione estetica ristretta di “bellezza naturale”, che giustificava la tutela alle sole aree di pregio vincolate, ad una visione più complessa che abbraccia il concetto di bene ambientale e che quindi interessa ampie porzioni di territorio. La pineta dannunziana in questa logica non va quindi circoscritta all’area perimetrata dai cancelli, ma va intesa come un tutt’uno ambientale con le aree agricole circostanti e con il territorio antropizzato delle colline prospicienti da cui si può godere di meravigliose visuali prospettiche della città che pongono la pineta stessa e il mare come sfondo.

Aspetti ecologici. Se guardiamo la riserva naturale della pineta dannunziana dall’alto, utilizzando ad esempio Google Earth, ci rendiamo conto che essa costituisce il terminale di un corridoio ecologico che dalle colline di S. Giovanni Teatino, attraversando i rilievi di S. Silvestro e di Colle Pineta, raggiunge il centro cittadino. É il corridoio ecologico più importante della città, l’unico che dalla fascia collinare riesce a raggiungere il mare. Sotto il profilo puramente naturalistico questa “infrastruttura ambientale” è molto importante a garantire la biodiversità perché consente la naturale propagazione di specie vegetali e animali. La stessa qualità ecologica della pineta (già allo stato attuale fortemente indebolita) potrebbe essere messa in crisi da una sua ulteriore “insularizzazione”: circondata da spazi artificiali possono venir meno le necessarie interrelazioni con gli ambiti naturali circostanti.

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