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Il progetto riguarda la Basilica di Superga nei pressi di Torino. Mira alla riqualificazione del piazzale antistante la basilica, il percorso che porta alla lapide del Grande Torino, il parcheggio e i percorsi pedonali in pietra, a cui si sono aggiunti anche lavori riguardanti il verde pubblico, nello specifico per il rifacimento ex novo delle aiuole (aiuola sinistra della basilica e aiuola di fronte alla basilica). Per quanto riguarda le attività di suolo pubblico, i lavori riguardano la strada funicolare per Superga, con interventi di ingegneria naturalistica e di consolidamento di scarpate in precedenza dissestate, messe in sicurezza. Inoltre è stato creato un sistema di raccolta delle acque meteoriche.
Questo stadio è stato il primo impianto pubblico senza barriere in Italia. Ha una capienza complessiva di 7000 posti, tra cui più di 700 posti per gli ospiti. È stato previsto un controllo elevato con un sistema di telecamere collocate in tutti i luoghi dello stadio, circa 80 , più una torre laterale con stanze per videosorveglianza. I controlli dei tifosi è gestito da tornelli e da uno steward per ogni entrata, per garantire più sicurezza. All'esterno sono stati realizzati 2 parcheggi, uno per gli ospiti ed uno per i tifosi casalinghi. La prima partita ufficiale è stata disputa a a settembre 2016 dalla locale squadra di calcio. L'agibilità completa dell'impianto è arrivata soltanto a marzo 2019, anche se restano alcuni lavori da completare per rendere l'impianto perfettamente funzionante e utilizzabile anche per gare a livello europeo, come ad esempio la tribuna stampa.
Come previsto l’iter del porto è ripartito nell’estate 2017 quando l’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco dott. Carmelo Sottile ha dato il via alla consegna dei lavori. Una volta messe a posto le documentazioni e ufficializzata la validazione del progetto, l’inizio dei lavori di un’opera determinante per lo sviluppo e la crescita sociale ed economica dell’intera della costa città, è avvenuta. Oggi crescono a “vista d’occhio” i lavori per il completamento delle opere marittime esistenti, riguardanti il prolungamento della diga foranea del costruendo porto di Sant’Agata Militello. I lavori, dopo quasi 8 anni di fermo, sono stati consegnati dal responsabile del procedimento Basilio Ridolfo alla società Amec srl, con termine di ultimazione e consegna fissato in 660 giorni e scadenza il 7 novembre del 2019. La banchina, secondo quanto progettualmente previsto, risulta composta da una doppia fila di pali lato mare e lato terra per circa 480 metri. Dopo aver proceduto alla bonifica di ordigni bellici si è realizzato il bacino di carenaggio per il “Travel Lift” sistema utilizzato per il sollevamento delle imbarcazioni ed anche quello per lo scalo d’alaggio per consentire il rimessaggio dei mezzi navali. Sono quindi partiti a pieno regime i cantieri, risulta in corso di realizzazione il molo di sottoflutto che sarà collegato con il molo di sopraflutto e riempito con della sabbia proveniente dall’escavo del fondale lo specchio d’acqua, dove stanno per essere realizzate le banchine di riva e le strutture che dovranno ospitare i servizi portuali. Il molo di sottoflutto ha già superato 100m dalla battigia che avrà lunghezza di 610 m. L’intero bacino portuale avrà un’estensione di 521 mila metri quadrati. I lavori di prolungamento della diga foranea raggiungeranno i 1150 m. Il porto di Sant’Agata Militello è stato classificato di IV categoria essendo un porto non solo turistico ma anche commerciale e peschereccio. E’ stato accumulato un certo ritardo rispetto al termine di completamento dell’opera, a causa delle condizioni atmosferiche e ai problemi di viabilità che hanno portato l’Amministrazione a limitare la circolazione dei camion nel centro abitato, ed ad una variante in corso di predisposizione. Complessivamente fino ad oggi sono stati realizzati lavori per circa 10 milioni, ovvero per circa il 30% dell'appalto complessivo.
L’opera monitorata nasce da un progetto degli anni ’80 teso a migliorare la viabilità cittadina e realizzare la copertura della linea ferroviaria che scorre in un canalone e taglia in due la città. Inizialmente si progetta un tunnel sotto la città, ove dirottare il traffico di attraversamento, e la copertura della ferrovia con una soletta in cemento. Vicissitudini politiche e giudiziarie stravolgono in continuazione il progetto negli anni seguenti. Messa da parte l’idea del tunnel per motivi strategici ed economici, si è pensato di coprire la linea ferroviaria, realizzare a fianco un sottovia veicolare e un parcheggio interrato. Questa superficie così recuperata avrebbe permesso la realizzazione di un’ampia arteria, pomposamente definita dai promotori "Boulevard", che avrebbe non solo snellito il traffico ma dato ulteriore sviluppo al progetto di riportare la città agli antichi splendori, di quando era un rinomato centro turistico per la salubrità dei suoi borghi. Abbandonata anche l’idea del “Boulevard”, si è realizzata una strada parallela alla SS18 e alcuni parcheggi superficiali, con il proposito di ultimare a breve il sottovia e di rendere fruibile il parcheggio interrato.
Al completamento del percorso pedonale del terminal di Campobasso è stato destinato un finanziamento pari a 1.800.000 Euro, stanziato dalla Regione Molise, ente programmatore, in data 30 Dicembre 2014 ed amministrato dal Comune di Campobasso, ente attuatore dell’intervento. Il progetto rientra nel Programma Attuativo Regionale (P.A.R.) 2007/2013 a valersi sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (F.S.C.), Risorse 2007/2013. Il progetto prevede il completamento dei rami “A” e “B” del percorso pedonale che serviranno a collegare in maniera pressoché rettilinea l’intera struttura del terminal a Via Mazzini, in pieno centro cittadino, mediante un sottopasso nei pressi della stazione ferroviaria e la realizzazione del ramo “C” destinato a costituire la direttrice di collegamento tra il terminal e Via Vico, in direzione Università. L’Amministrazione comunale ha deliberato di impiegare il finanziamento concesso dalla Regione Molise destinando 600.000 Euro al completamento dei due rami già in avanzato stato di esecuzione e 1.200.000 Euro alla realizzazione del nuovo ramo C.
Il progetto è intitolato “Lavori di completamento e razionalizzazione del porto di Alghero”; lavori consistenti nell'escavo, avamporto, nella realizzazione dei banchinamenti e piazzali. Attualmente le grandi navi, non potendo ormeggiare a causa del basso fondale, sono costrette a fermarsi in acque più profonde e a ricorrere ai tender per permettere ai passeggeri di raggiungere la città. Si comprende facilmente che un ampliamento del porto comporterebbe un maggior afflusso di turisti che porterebbe ad un beneficio per gli imprenditori locali e una conseguente crescita commerciale, una maggiore visibilità sul piano internazionale che garantirebbe ampi margini di sviluppo del settore e molti posti di lavoro. Nel 2005 l' assessore regionale propose ed approvò un progetto di banchinamento in legno di 440 mq, e allo stesso tempo chiese al comune di Alghero di predisporre un piano particolareggiato del porto come se fosse un tutt'uno con il centro storico. La regione avrebbe poi trasformato il progetto in piano particolareggiato, da approvarsi con il piano regolatore del porto. Il progetto è stato ideato perché fondamentalmente il porto di Alghero, è sia un porto commerciale che un porto turistico. Nel 2009 il progetto fu affidato a due progettisti che riuscirono a consegnare uno studio sul piano particolareggiato del porto che prevedeva un'estensione del molo fino al Lido di San Giovanni; ma poiché questa idea avrebbe creato delle problematiche a livello balneare, il progetto non venne approvato, anche perché la Regione non si era dotata di linee guida sui porti turistici di interesse regionale. Nel 2011 il CIPE approvò il banchinamento, ma i termini del relativo finanziamento del progetto scadettero. Perciò il progetto nella sua formulazione originaria non venne mai portato avanti, poiché non era tra gli interventi di interesse regionale. Da lì i fondi del CIPE vennero convertiti in fondi europei (POR FESR 2007-2013), passando da 3 milioni a 600 mila per poi salire a 1 milione di euro. Per salvare l'opera la regione ripropose la rimodulazione del progetto per adeguarlo alla nuova dotazione finanziaria. Originariamente prevedeva sia la pavimentazione del porto che il banchinamento; per effetto della rimodulazione del progetto, sopra descritta, i lavori sono stati ridotti e limitati al solo ampliamento della banchina attualmente esistente. Sul sito di OpenCoesione, la cifra risulta essere 600 mila poiché è antecedente alla delega. Pertanto all'amministrazione di Alghero i 3 milioni non sono mai arrivati. La progettazione viene divisa in tre livelli : 1. Livello preliminare; 2. Livello definitivo; 3. Livello esecutivo. Attualmente risulta approvato il solo livello di progettazione preliminare. Sono in corso le indagini ed analisi geologiche che permetteranno la redazione dei successivi livelli di progettazione.
Il progetto studiato riguardava il funzionamento delle pompe di sollevamento per i reflui urbani relativo al comune di Bovalino. Per la manutenzione dell'impianto sono stati richiesti 160.000€,stanziati 51.370€ e spesi 33.448€.Lo scopo principale era far cessare in modo definitivo lo scarico dei reflui in mare.Per raggiungere tale obiettivo occorreva lavorare sull'impianto di depurazione e sulle pompe di sollevamento.Lo studio del team si è focalizzato sull'utilizzo dei fondi da parte del Comune e sul monitoraggio dei lavori nel tentativo di assicurarne la corretta esecuzione.
Il Team Freedam, causa insufficienza di tempi tecnici e burocratici, non ha potuto effettuare una visita di monitoraggio sulla Diga sul Torrente Lordo a Siderno, ma ha raccolto dati e informazioni intervistando il Responsabile della diga per il Consorzio di Bonifica dell'Alto Jonio Reggino Ing. A. Siciliano e Arturo Rocca, Presidente dell'Osservatorio Ambientale Diritto per la vita. Il progetto riguarda la realizzazione di opere di adduzione dalla Diga sul torrente Lordo, nella località Timpa di Pantaleo a Siderno. E’ un POR CONV FESR CALABRIA che si propone come obiettivo generale QSN di “garantire le condizioni di sostenibilità ambientale dello sviluppo e livelli adeguati di servizi ambientali per la popolazione e le imprese”. L’intento specifico è quello di “accrescere la capacità di offerta, la qualità e l'efficienza del servizio idrico e rafforzare la difesa del suolo e la prevenzione dei rischi naturali”. L’ente programmatore di questo progetto è la Regione Calabria, quello attuatore la SORICAL; la data di inizio dei lavori è il 2 settembre 2008, quella della fine è il 16 gennaio 2015; dei 5.373,158,98 euro finanziati, i pagamenti effettuati risultano essere di 3.552.355,99 euro, circa il 66%. Le opere di adduzione avrebbero dovuto rifornire di acqua destinata ad uso irriguo e potabile i Comuni della Locride, in particolare Siderno e Locri.
Il progetto fu approvato dal Ministero dell’Interno il 20 settembre 2011 (PON FESR Sicurezza per lo Sviluppo–obiettivo convergenza 2007-2013) su proposta del Ministero della Giustizia e prevedeva lavori di impiantistica nelle sale poste al primo piano di Castel Capuano, per realizzare il cosiddetto “percorso storico della legalità”: Si sarebbe trattato di allestire un’aula multimediale, una sala lettura e alcune postazioni telematiche di realizzare lavori di impiantistica nel Salone dei Busti, nel Saloncino, nell’Aula della Regina, nell’Aula Liberty e nell’Aula Tartaglione. Nelle stesse sale sarebbero stati organizzati anche dibattiti e videoconferenze sulla legalità. Al piano terra sarebbe stato allestito un punto informazione dettagliato su Castel Capuano, sulla sua storia e sul percorso progettuale sulla legalità, rivolto alla cittadinanza e in particolare ai giovani. La realizzazione del progetto avrebbe avuto come obiettìvo la diffusione della cultura di legalità nel pieno centro storico di Napoli L'attuazione del progetto ha avuto avvio sono ad ottobre 2017 (pensiamo che la programmazione in cui era stato approvato era 2007-2013), contemporaneamente all'avvio di un altro importante recupero del Castello, quello rientrante nel Grande Progetto Unesco, che interessa il recupero di altri spazi dell'edificio, piano terra e piano seminterrato, al fine di valorizzare il centro storico di Napoli. L'avvio contemporaneo dei lavori di attuazione di entrambi i progetti ha creato una apparente confusione dei due cantieri: uno, quello Unesco, indicato in modo univoco dal suo cartello identificativo, l'altro, "Castel Capuano antico tribunale antico tribunale luogo simbolo della legalità", per molti mesi non identificato da alcun cartello di cantiere.
Il progetto si propone di realizzare una sinergia tra ricerca e imprese mediante lo sviluppo e diffusione di nuove tecnologie inerenti alla lavorazione del cristallo, che si è concretizzato nella realizzazione di “Luxion” il cristallo ecologico di RCR, grazie all’acquisto di u nuovo forno per la sua fusione.
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